RITMO RAMADAN

Relazionarsi con persone provenienti da Paesi diversi dal nostro significa avere a che fare con culture e abitudini altre. Questo, per CouLture Migrante, implica molte cose.
A partire dalla lingua: spesso i nostri tirocinanti e praticanti non padroneggiano l'italiano, per cui ci troviamo ad organizzare sistemi di traduzione estemporanei.
Il tavolo attorno a cui pranziamo invece è una gioia per gli occhi e per il palato, perché accoglie colori e sapori di tutti i tipi, che vengono condivisi nei piatti.
E poi c'è un altro aspetto, quello della religione.

Nel nostro laboratorio convivono donne e uomini cattolici, musulmani, protestanti, atei, e ciascuno è libero di vivere la propria fede e spiritualità.
È così che, dal 1° marzo, giorno in cui è iniziato il periodo di Ramadan, ci troviamo a seguire un altro ritmo: le canzoni della radio sono sostituite dalle litanie, il lavoro è intervallato dai tempi dedicati alla preghiera, la pausa caffé e il pranzo sono sospesi per alcuni, per altri vissuti quasi in sordina.
Siamo tutti coinvolti in questo momento, non solo i musulmani: c'è più silenzio e quindi ci si ascolta di più; l'effetto purificatore di un mese di digiuno e preghiera giova a tutto il gruppo di lavoro.

Per CouLture Migrante, integrazione è proprio questo: accogliersi e rispettarsi l'un l'altro, riuscendo a cogliere e ad apprezzare la bellezza e la ricchezza che ciascuno porta con sé.