LA STORIA DI ZÉ

Zé compare in tutte le nostre foto, fin dall’inizio - fin da quando CouLture Migrante non esisteva ancora, fin da quel corso di formazione avviato al vecchio “Chiostrino” in centro a Como, da cui tutto è partito.
Lui c’era già, con i suoi rasta lunghissimi, a volte sciolti e a volte intrecciati, e sapeva già cucire, perché in Gambia faceva il sarto. Lavorava con una macchina a pedali, di quelle che qui si trovano ai mercatini dell’antiquariato, ma sono ancora le più usate in tanti Paesi africani, e confezionava abiti con i tipici, coloratissimi tessuti “wax”. Poi ha lasciato tutto, ed è partito.

Quando l’abbiamo conosciuto, Zé (che in realtà si chiama Chieck) abitava negli spazi che la Parrocchia di Rebbio destina all’accoglienza delle persone migranti, ed è stato proprio don Giusto Della Valle a proporgli di frequentare il nostro primo corso di sartoria.
Non ci è voluto molto a capirlo: ha le mani d’oro. Insieme alla sua abilità e al desiderio di lavorare per riconquistare la propria indipendenza, sono emersi anche gli ostacoli che si frapponevano tra questo obiettivo e la sua condizione presente. Ostacoli che accomunano la maggior parte delle persone che abbandonano la propria casa alla ricerca di una vita migliore o di un futuro di pace: una lingua incomprensibile, usi e costumi sconosciuti, matasse di documenti da sbrogliare.

CouLture Migrante nasce non solo per insegnare un mestiere, ma soprattutto per capacitare chi è straniero e proviene da contesti di fragilità ad abitare un nuovo contesto sociale, con dignità e consapevolezza. Ed è quello che abbiamo provato a fare, dal 2018 ad oggi, insieme a Zé.

Dopo quel primo corso di formazione, grazie al sostegno di IAL Como, abbiamo avviato per lui un tirocinio di un anno durante il quale ha approfondito le tecniche del mestiere sartoriale e l’uso degli strumenti professionali. Contemporaneamente, ha iniziato a capire l’importanza di essere preciso nel lavoro e puntuale negli orari, ha acquisito nuove competenze linguistiche e relazionali - quelle soft skills fondamentali per inserirsi nel mondo del lavoro.
Al termine del tirocinio gli abbiamo proposto un contratto part-time a tempo determinato, che punto dopo punto è diventato un full-time indeterminato.

Mentre si articolava e consolidava un percorso lavorativo che l’ha portato, oggi, ad essere uno dei pilastri della sartoria, piano piano si stringevano altri nodi, incluso quello della casa. Dopo aver vissuto a Rebbio per un tempo piuttosto lungo, Zé ha sperimentato diverse soluzioni abitative, fino a quando si è deciso a cercare un posto solo per lui. L’ha trovato grazie ad un passaparola partito da noi e trasmesso da chi ha preso a cuore la sua storia.
L’abbiamo accompagnato a vedere la casa e a firmare il contratto e il 1° maggio - non poteva esserci data più simbolica! - ha traslocato nella sua nuova casa.

Durante tutti questi anni, poi, Zé ha dovuto districarsi tra le maglie della burocrazia, per riuscire a produrre e ad ottenere i documenti necessari a vivere sul suolo italiano. Pochi giorni fa si è stretto un altro nodo: a conclusione dell’ennesima commissione d’esame ha ottenuto, finalmente, il permesso di soggiorno a lungo termine.
In laboratorio abbiamo fatto festa, a lui ma anche a tutti noi - perché questa conquista segna la chiusura di un cerchio con al centro Zé e tutto intorno un perimetro di colore giallo: “giallo CouLture Migrante”.